Previdenza pensionistica: cosa è cambiato
Le voci qui riportate riguardano gli strumenti effettivamente utilizzati dalle persone per la pensione. Il filo conduttore che accomuna sistemi molto diversi tra loro è il passaggio dal risparmio volontario, con adesione attiva, verso soluzioni predefinite — e dalle pensioni garantite verso l’esposizione ai mercati dei capitali.
Gli esempi più evidenti sono quelli più recenti. L’Italia ha ridotto il periodo di silenzio per il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) a 60 giorni a partire dal luglio 2026, pertanto i nuovi dipendenti del settore privato vengono iscritti a un fondo pensionistico integrativo, a meno che non si oppongano attivamente. Il programma tedesco «Frühstart-Rente» alimenta un deposito vincolato, basato sul mercato dei capitali, per ogni bambino con un contributo mensile dello Stato, mentre l’«Altersvorsorgedepot», approvato nel marzo 2026, apre un conto previdenziale basato su titoli e fiscalmente agevolato. Nessuna delle due misure sarebbe stata politicamente plausibile dieci anni prima.
Altrove il cambiamento è di natura parametrica, ma con conseguenze significative. L’AHV 21 svizzero ha innalzato l’età di riferimento per le donne a 65 anni nel 2024, mentre gli elettori hanno respinto la riforma della previdenza professionale (BVG) più tardi nello stesso anno; i versamenti retroattivi nel pilastro 3a a partire dal 2025 consentono ai risparmiatori di colmare lacune contributive fino a dieci anni. Il Canada ha avviato gradualmente il potenziamento del CPP nel 2019, aumentando sia i contributi che il tasso di sostituzione finale. Gli Stati Uniti hanno allentato due volte le norme in materia di erogazione e contributi, attraverso il SECURE Act nel 2019 e il SECURE 2.0 nel 2022, mentre due tentativi di imporre un obbligo fiduciario ai consulenti previdenziali sono stati respinti in sede giudiziaria.
Il contributo dell’UE, il Prodotto Pensione Personale Paneuropeo, è in vigore dal marzo 2022 e rimane lo strumento meno utilizzato tra questi — a riprova del fatto che uno strumento ben progettato, ma privo di vantaggi fiscali nazionali, non influisce sul comportamento degli investitori.
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